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February 27 Twilight"Mi hai spiata?". Mi sforzai di imprimere alla mia voce un tono indignato ma, non so come, non ci riuscivo. Anzi, mi sentivo lusingata.
Lui non fece una piega. "Cos'altro c'è da fare, di notte?"
Lasciai correre ed entrai in cucina. Mi precedette senza bisogno che gli facessi strada. Si sedette proprio dove avevoi provato ad immaginarlo. La cucina risplendeva della sua bellezza. Distogliere lo sguardo era un'impresa.
Mi concentrai sulla cena, presi le lasagne della sera prima dal frigorifero, ne tagliai un quadrato che posai su un piatto e lo misi a scaldare nel microonde. Le lasagne iniziarono a girare e a riempire la stanza del profumo di pomodoro e origano.
Parlai senza staccare gli occhi dal forno.
"Quante volte?", chiesi,disinvolta.
"Come?". Sembrava l'avessi distolto da chissà quale catena di pensieri.
Non mi voltai. "Quante volte sei venuto qui?"
"Vengo a trovarti quasi tutte le notti".
Mi voltai di scatto, stupita: "Perchè?"
"Sei interessante quando dormi". Lo diceva come se niente fosse. "Parli nel sonno".
"No!" sbottai, rossa di vergogna fino ai capelli. Mi appoggiai al piano di cottura per sostenermi. Certo che sapevo di parlare nel sonno: mia madre mi aveva sempre preso in giro per questo. Però noon avrei mai pensato di dovermene preoccupare anche lì.
Era dispiaciuto, glielo leggevo negli occhi. "Sei tanto arrabbiata con me?"
"Dipende!". Mi sentii -e parlai- come se qualcuno mi avesse rubato l'aria.
Aspettò che chiarissi.
"Da..." mi sollecitò dopo un po'.
"Da quel che hai sentito!", strillai.
All'istante, in silenzio, si materializzò al mio fianco e mi prese le mani con delicatezza.
"Non esserne così sconvolta!". Si chinò su di me e da pochi centimetri di distanza mi fissò negli occhi. Ero imbarazzata, e cercai di distogliere lo sguardo.
"Ti manca tua madre", sussurrò. "Sei preoccupata per lei. E il rumore della pioggia ti inervosisce. All'inizio parlavi molto di casa tua, ora lo fai più raramente. Una volta hai detto: <è troppo verde>". Rise piano, nella speranza -lo vedevo bene- di non offendermi ulteriormente.
"E che altro?"
Sapeva dove volevo arrivare. "Hai pronunciato il mio nome." ammise.
Sospirai rassegnata: "Tante volte?"
"Quante sarebbero precisamente <tante>?"
"Oh no!" chinai la testa.
Cercò di consolarmi, stringendomi al petto dolcemente, con naturalezza.
"Non prendertela con te stessa" mi sussurrò in un'orecchio. "Se fossi capace di sognare, sognerei te. E non me ne vergogno".
Edward Cullen e Bella Swan, Twlilght
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